La fine di un marchio di comunicazione non convenzionale
Pubblicato in (social life) da admin il 26-06-2009
La morte di Michael Jackson segna non solo la fine di un mito della musica, ma sicuramente la fine della rappresentazione vivente della comunicazione non convenzionale, che ha abbattuto le barriere dei luoghi comuni e che ha saputo parlare con un unico linguaggio comprensibile all’umanità: la musica.
Con la dipartita di Michael Jackson, infatti, il mondo ha perso non solo un essere umano, un magnifico cantante, un eccelso ballerino, ma soprattutto un eccezionale comunicatore: vera fucina di idee, di creatività, di innovazione, di originalità. Ha anticipato i tempi e lanciato stili e mode. E’ arrivato sempre per primo nelle discipline nelle quali si è esibito, in ossequio alla prima legge, quella della leadership, delle 22 leggi immutabili del marketing.
La sua musica ed il suo modo di cantare così unici, le sue posture nei balletti così fantasiose: il celebre movimento antigravitazionale del video di Smooth Criminal in cui Michael si inclina di 45°, quella scivolata all’indietro come nessun altro prima d’allora aveva fatto, e il passo Skywalk (presentato agli MTV Video Music Awards 1995) in cui Michael dava l’illusione di camminare in aria.
Ed ancora i suoi abiti così originali, il suo total look così evocativo, le copertine dei suoi dischi così particolari, i suoi video così innovativi, i suoi live tour così spettacolari ed incredibili.
Tutto all’insegna di una comunicazione unusual, altrenativa, non convenzionale. Una immagine sempre up-to-date e pertanto in costante evoluzione. Una vera icona di progressive marketing. Lo avevano definito da giovane il ragazzo prodigio, non a caso.
Non dovrebbe piangerlo soltanto il mondo della musica ma anche quello dell’economia, dell’arte, dello spettacolo: in poche parole tutto il mondo.
Grazie Michael per tutto quello che ci hai regalato e ancora grazie per averci insegnato a sognare e a credere nei sogni .





