IL TRIBAL MARKETING A MILANO

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Il 23 e 24 aprile si terrà a Milano il primo corso in “Non-Conventional & Tribal Marketing” per diventare Ninja della comunicazione. Il training della Ninja Academy è suddiviso in due corsi esperienziali full immersion di alta formazione professionale ed è rivolto principalmente a specialisti di settore ed aziende. Ecco quindi la Settimana del Tribal Marketing che può essere la carta vincente per le strategie delle vostre aziende, come lo è stato per la Ducati.

Ma cos’è il marketing tribale?

Bisogna partire dal concetto di Tribalismo.

Come afferma Bernard Cova oggi viviamo in una situazione di estremo individualismo ma al tempo stesso appaiono chiari i tentativi dell’individuo post moderno di riaggregazione sociale e di ristabilimento di legami sociali arcaici e comunitari. Cova le chiama neotribù o tribù postmoderne, sono più effimere e instabili di quelle tradizionali, ogni individuo può far parte di più tribù in cui svolge più ruoli e può uscire dal gruppo quando vuole: non necessariamente omogenee ma interrelate da una pulsione affettiva o ethos comune come uno sport, un hobby, un marchio o un prodotto. Ciò che accomuna tutte queste tribù però è la reintegrazione di rituali.

Le possibilità offerte dal Web 2.0 combinate con il desiderio dell’uomo post moderno di comunità, fanno si che moltissime di queste comunità è tribù si configurino come virtuali. La rete infatti offre ad ogni singolo individuo la possibilità di interagire con un numero enorme di utenti e di condividere con questi interessi comuni. Ciò che le differenzia dalle comunità offline è la possibilità di dare vita ad un cultura partecipativa.

Tutto quanto finora detto vale non solo per l’individuo postmoderno ma anche per il consumatore, che ha diverse attitudini e desideri in relazione al momento che sta vivendo e al ruolo che sta ricoprendo in quel momento. Ognuno di noi in ogni momento della nostra giornata condivide qualcosa con gli altri, il che ci rende raggruppabili in un insieme: siamo passati dagli stili di vita ai momenti di vita. Tra le cose che gli individui possono condividere c’è lo spazio sociale, che può essere fisico o virtuale, e ogni spazio sociale ha insito propri codici simbolici, regole e particolari attitudini al consumo.

Compito dell’azienda diventa quindi cercare di raggiungere i propri target proprio attraverso questi luoghi e individuare le modalità più adatte per interagire con le persone offrendo esperienze ed emozionandoli: è ciò che muove le azioni del marketing tribale ed esperienziale. Alla base c’è il desiderio comunitario della società postmoderna in cui si inserisce il prodotto come totem, intorno al quale una tribù si costituisce o supporta i riti della tribù. L’obiettivo è quello di creare tribù intorno a nuovi prodotti, intesi come vettori di comunicazione è collante sociale, o di supportare tribù già esistenti: bisogna offrire legami e non semplicemente merci.

Il secondo compito è quello di considerare un prodotto non solo un bene ma anche un mezzo per creare e mantenere il legame tribale. L’obiettivo è la fidelizzazione di tipo affettivo dei membri delle tribù ad un marchio/prodotto che, essendo sinonimo di emozioni ed esperienze condivise, stabilisce una relazione con i suoi clienti ed è parte attiva della tribù: sono tentativi di fidelizzazione tribale dove l’impresa offre ai suoi clienti emozioni e legami sociali, proprio ciò che gli individui postmoderni ricercano oggi nel consumo.

Infine il terzo compito è quello di diffondere la tribù in tutto il tessuto sociale: dal marketing tribale intensivo e quello estensivo, attraverso cui la marca guadagna tribù fidelizzando nuovi clienti. La diffusione dell’immaginario tribale nella società punta sul passaparola: avendo le tribù un enorme potere di persuasione, le imprese lo sfruttano con operazioni di marketing virale. E’ necessario però interagire con loro: i mercati oggi sono conversazioni e occorre che le imprese parlino con i loro clienti, passando da un discorso commerciale ad un discorso non commerciale.

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