Nuova comunicazione

Pubblicato in(marketing, product placement) da admin il 01-11-2008

Dalla seconda metà del secolo scorso il Product Placement ha generato enormi consensi da parte delle aziende che hanno riscontrato un notevole aumento della brand awareness del proprio marchio attraverso il posizionamento del poprio prodotto in ambito cinematografico e televisivo. Piace molto agli investitori associare il prodotto ad un testimonial generando nello spettatore associazioni positive alla marca facendone rafforzare la fiducia; senza trascurare che costa “poco”.

Ma lo scorrere del tempo investe anche i mezzi di comunicazione ed allora bisogna andare oltre, come?

Il futuro del Product Placement è il Branded Entertainment, dove oltre alla visualizzazione della marca c’è l’attivazione della marca ( vedi lo spot di Intimissimi con la Bellucci, Pirelli con Naomi Campbell, ecc.) La marca in movimento, però, non è ancora sufficiente c’è bisogno di dare continuità alla comunicazione del brand, creare relazione-interazione con le persone, che mantenga viva e diffonda la cultura della marca stessa.

Il target - specialmente quello resistente all’advertising -deve essere coinvolto con la proprosta di situazioni coerenti alla marca capaci di attirare il suo interesse verso il prodotto.

Purtroppo è ancora sempre e sola l’America ad avere il primato di simili attività. In Italia ancora non esistono esempi di Branded Entertaiment.

Fonte : L’impresa di comunicazione. Periodico di informazione del Consiglio Direttivo dell’Unione Nazionale delle Imprese di Comunicazione- N° 30-

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Pubblicato in(marketing) da admin il 29-10-2008

Benvenuti in questo nuovo spazio comunicativo dedicato a quanti, come noi, credono nell’efficacia dei nuovi strumenti di comunicazione ma che, nostalgicamente, guardano al passato con una particolare gratitudine, per aver generato (forse volutamente) nuove e “positive” degenerazioni del marketing. In un’epoca di capovolgimenti, cambiamenti, denunce, paradossi e rimescolature l’unico modo autentico per comunicare rimane forse la “conscious communication” fatta di messaggi reali, concreti, veri che da un lato si spinge fino alle nuove frontiere del marketing senza però oltrepassare i limiti dell’understatement.
Non ci piace definire il nostro un “luogo comune” uno spazio in cui ci si limita soltanto alla lettura di ciò che accade nello strano mondo della comunicazione, ma un crocevia di pensieri, osservazioni ed opinioni dal punto di vista di chi è in grado di fare, disfare e rifare.
Un’area comune e non un luogo comune dove è possibile dire, essere ed apparire.

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